Los Angeles è la tappa di un vaggio lungo una vita ed è durante questo viaggio che molte vite si scontrano producendo effetti devastanti. Il protagonista senza nome, interpretato da un ottimo Ryan Gosling, ci guida attraverso le strade di una città che rimane a fare da sfondo indifferente a quello che succede. Che si tratti di amore o di morte, questa città resta distaccata, quasi fredda, proprio come gli occhi dello stuntman. Però attraverso quegli occhi lo spettatore può vedere e assistere allo svolgersi di vite tumultuose, tormentate, mai semplici, mai banali. Ogni attimo di queste vite è potente: anche un pomeriggio a tirare i sassi in un rigagnolo acquista un significato profondo. La festa per il ritorno a casa di Gabriel, l'inseguimento iniziale, sono tutti momenti carichissimi di tensione e aspettativa. Il regista fa un utilizzo magistrale del contrasto per raccontarci una storia che nasce e si sviluppa con pacata determinazione seguendo l'inevitabilità della natura del protagonista. È proprio il contrasto che non trova mai un equilibrio a dare una marcia in più al film. Ogni cosa parla di contrasto, ne è imbevuta. Il giovane meccanico, quasi serafico che fa un uso sistematico della violenza. Irene, ragazza e madre. Gabriel, piccolo delinquente e padre di famiglia. Shannon, figura paterna e uomo ingenuo.
Il contrasto viene ribadito anche dalla colonna sonora e dalla fotografia che mantengono un livello altissimo per tutta la durata del lungometraggio, senza essere invadenti. Le scene rallentate sottolineano l'azione più frenetica e le melodie più dolci sovrastano il suono del sangue che scorre e imbratta le mani e i volti dei personaggi. Il constrasto senza un equilibrio è l'arma vincente della narrazione: lo spettatore viene strattonato e maltrattato mentre assiste a una bellssima danza di morte. Una danza che non nasce da una necessità, ma è il naturale fluire delle cose. L'inevitabilità, appunto, della natura del protagonista, simboleggiata così bene dallo scorpione che si porta sempre sulla schiena. È inevitabile amare, uccidere, fuggire, ferirsi, vivere, scappare. Fa tutto parte della vera natura del protagonista che non è meccanico, pilota o stuntman: è in fondo soltanto un uomo alle prese con tutto quello che gli si agita dentro. Forse è anche per questo che non ha un nome, non essendo necessario essere qualcuno (ribadito dalla maschera che il protagonista indossa, ogni tanto) in particolare per provare le stesse sensazioni.
In breve: un film fatto di contrasti, che racconta come la natura umana possa guidare un'intera vita anche verso la morte e la devastazione.
Voto: 7
Davide Mazzocchi
Script: Hossein Amini
Attori: Ryan Gosling, Carey Mulligan and Bryan Cranston
Trama: Driver (non ha un nome) ha più di un lavoro. È un esperto meccanico in una piccola officina. Fa lo stuntmen per riprese automobilistiche e accompagna rapinatori sul luogo del delitto garantendo loro una fuga a tempo di record. Ora Driver avrebbe anche una nuova opportunità : correre in circuiti professionistici. Ma le cose vanno diversamente. Driver conosce e si innamora di Irene, una vicina di casa, e diventa amico di suo figlio Benicio. Irene però è sposata e quando il marito, Standard, esce dal carcere la situazione precipita. Perché Standard ha dei debiti con dei criminali i quali minacciano la sua famiglia. Driver decide allora di fargli da autista per il colpo che dovrebbe sistemare la situazione. Le cose però non vanno come previsto.



A tratti veramente troppo lento!
RispondiEliminaSecondo me è un modo per creare tensione. Il film è lento, vero, ha molte pause, però ha anche un ritmo tutto particolare, sembra che vada a strappi. Apprezzabile.
RispondiEliminaconcordo con alberto troppo lento
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