Regia: Hiromasa Yonebayashi
Script: Mary Norton (romanzo), Hayao Miyazaki, Keiko Niwa

Dal sito del film: Sotto il pavimento di una grande casa situata in un magico e rigoglioso giardino alla periferia di Tokyo, vive Arrietty, una minuscola ragazza di 14 anni, con i suoi altrettanto minuscoli genitori. La casa è abitata da due vecchiette, che naturalmente ignorano la presenza di questa famiglia in miniatura. Tutto ciò che Arrietty e la sua famiglia possiedono, lo "prendono in prestito": strumenti essenziali come la cucina a gas, l'acqua e il cibo; e ancora tavoli, sedie, utensili, o prelibatezze come le zollette di zucchero. Tutto viene preso in piccolissime quantità, così che le padrone di casa non se ne accorgano. Un giorno Sho, un ragazzo di 12 anni che deve sottoporsi a urgenti cure mediche in città, si trasferisce nella casa delle vecchiette. I genitori di Arrietty le hanno sempre raccomandato di non farsi vedere dagli umani: una volta visti, i piccoli abitanti devono lasciare il luogo in cui sono stati scoperti. L'avventurosa ragazzina, però, non li ascolta, e Sho si accorge della sua presenza. I due ragazzi iniziano a confidarsi l'uno con l'altra e, in breve tempo, nasce un'amicizia...

Esistono due mondi divisi da un pavimento di legno antico come le incomprensioni e la diversità. Due mondi tenuti assieme da un rapporto di stretta dipendenza e destinati a incontrarsi. In questo nuovo lungometraggio dello studio Ghibli è la mancanza di una volontà a stupire lo spettatore. Tutto succede per caso, senza che i personaggi lo vogliano veramente. Nessuna delle figure coinvolte ha un vero obiettivo o qualcosa a cui tendere, tutti sono in balia di qualcosa di vago, sballottati dagli eventi in modo passivo. È questa la sensazione che permea tutto il film, e quando i due mondi si incontrano è per stabilire la fine prematura di una possibile convivenza. I due protagonisti, Arrietty e Sho, si cercano in maniera stanca e si trovano soltanto nel momento di massima urgenza quando l'esistenza stessa dei piccoli prendinprestito viene minacciata. I personaggi sono opachi e a differenza di altri lavori degli stessi autori non hanno nemmeno la minima parvenza di vitalità. Vincono la quotidianità più scialba dei piccoli esserini e la rassegnazione di Sho, personaggi proiettati stranamente verso un'esistenza priva di qualunque futuro. L'incontro di questi due mondi, così diversi eppure così simili, è goffo. Non c'è un vero scontro, solo una serie di tentativi di avvicinamento dei due protagonisti che hanno come risultato la definitiva separazione.

La cosa incredibile è l'affermazione di Sho, verso la fine del film. Egli sostiene di aver ritrovato la speranza (di vivere) proprio grazie ad Arrietty. Purtroppo questa evoluzione non è percepibile e forse è proprio per questo che c'è bisogno di affermarla. Questo è soltanto uno dei semplici dialoghi che hanno luogo nel film: scambi verbali fatti per lo più per spiegare allo spettatore cosa sta succedendo. Come per i personaggi, anche i dialoghi mancano di impulso. L'aspetto visivo, generalmente curato, basti pensare ai dettagli dei disegni de La città incantata, non è all'altezza dei lungometraggi precedenti, anche se non è privo di finezze. Molto apprezzabili le animazioni dei liquidi (il té) viste dagli occhi degli gnomi: la tensione superficiale dell'acqua crea gocce molto più grandi rispetto ai visi dei prendinprestito. In generale, la differenza di dimensioni dei protagonisti è percepibile e mai artificiosa. La colonna sonora, affidata a Cécile Corbel, sottolinea con delicatezza e garbo molte delle scene del film. Il tema principale, Arrietty's Song, è una perla così gradevole che fa dimenticare per un momento molte pecche che scorrono sullo schermo.
In breve: un film popolato da personaggi grigi, sballottati dagli eventi portatori di un messaggio di speranza poco chiaro anche se condivisibile.
Voto: 5,5
Davide Mazzocchi
Arrietty su IMDB