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Prometheus

Ogni tanto la Fantascienza torna in sala e, dato l'evento, tutti accorriamo augurandoci di vedere qualcosa di nuovo. Perché in fondo è proprio questo, la fantascienza, è esplorazione, novità, stupore, voglia di andare oltre. Ci si illude sempre di essere scossi e bacchettati un po', si vuole guardare avanti, nel futuro, per capire il presente. Ma purtroppo troppe volte c'è la solita nave spaziale, con il suo equipaggio malmesso che fa una brutta fine.

La fantascienza di oggi sono i supereroi, sono i film spettacolari con gli effetti grossi, quelli che devi vedere nella sale giuste con l'audio a palla e Prometheus non fa differenza. È la solita fantascienza di oggi che non stupisce se non per l'incredibile realismo degli effetti speciali. Questo ultimo lavoro di Scott non è un brutto film, ha dentro elementi interessanti e dialoghi azzeccati, ma ci sono cose che proprio non si possono vedere, ingenuità che lo spettatore di oggi dovrebbe ormai aver assimilato. Secondo voi è concepibile che un gruppo di scienziati, arrivati da due ore su un pianeta sconosciuto, vada nella prima caverna a caso e cominci a togliersi il casco, a toccare ovunque (anche la bavetta che cola dai cilindri). No, non è concepibile che almeno il biologo non dica "Ragazzi, magari c'è qualche batterio stronzo nell'aria e siamo tutti all'obitorio eh."

C'è tutto, in questo Prometheus, il design moderno dei mezzi e delle strumentazioni (forse ormai standardizzato sulla tecnologia touch), c'è il pianeta, c'è l'alieno (anzi due), c'è anche qualche elemento interessante (l'androide David: non è che magari è un giochino al contrario con 2001 Odissea nello spazio?), c'è anche la voglia di proporre il problema della Creazione, e su questo devo dire che l'approccio è stato interessante. Ma questi buoni elementi non riescono a bilanciare a dovere alcune banalità e la prevedibilità generale della trama. La presenza degli Alien, tolto un colpo di scena che terrò per me, non porta niente: sappiamo tutti come va a finire se arriva l'Alien no?

Forse forse, la fantascienza di oggi dovrebbe andare a rileggersi molte pagine che sono state scritte nel passato e svecchiarsi, rinnovarsi, trovare nuove idee. L'astronave non è più un bel personaggio, vogliamo qualcosa di diverso. Perché non portano sullo schermo Treason? Perché la fantascienza non osa qualcosa di nuovo, non è forse il suo compito?

Voto: 6
Davide Mazzocchi

Il Ritorno del Cavaliere Oscuro

Chiariamo subito: questo nuovo Batman è un buon film, è meno bello del precedente, ma conclude degnamente una trilogia che ha più di un merito.

Voto: 8 e così non se ne parla più. Anzi qualcosa da dire c'è.

La Trilogia

Il solo fatto di aver pensato a una trilogia rende il respiro del racconto molto più ampio e crea un ottimo collante tra i tre film. Cosa che le precedenti incarnazioni, così episodiche, non hanno nemmeno tentato. I temi trattati, al di là dell'ovvia lotta tra bene e male, sono interessanti.

Uno su tutti: la convinzione che le persone, quegli esserini che popolano le strade di Gotham, siano buone e che meritino quindi una città migliore. La fiducia (quasi) incondizionata nell'animo della popolazione che porta avanti una vita tanto banale quanto unica e bellissima. Tema accennato nel primo film, dimostrato nel secondo e ribadito nel terzo. Quella popolazione che però ha bisogno di qualcosa in cui credere, un simbolo, che l'eroe incarna (e ha incarnato). Una discreta novità narrativa sul tema supereroistico (merito non indifferente).

Sviluppando il tema in tre film, Nolan, ha avuto la possibilità di imbastire un arco narrativo coerente. I temi del primo film sono sviluppati nuovamente nel terzo. Ed è un po' questa la vera sorpresa del "Ritorno". Senza rovinare nulla a nessuno: Bane, il cattivo di questo episodio, nasce sulle pagine del fumetto come nemico a sé stante, idea che viene scardinata riuscendo a dare più profondità a un personaggio su cui non avrei scommesso moltissimo. A proposito...

I Personaggi

In generale i personaggi di tutti i film sono sviluppati piuttosto bene sotto il punto di vista psicologico. Chiara la distinzione tra buoni e cattivi, ma con tante zone d'ombra.

Batman/Bruce Wayne. Ok lui è l'eroe, il cavaliere, il giustiziere, ma la cosa che mi piace di più di questo Batman è che è ossessionato dal salvare l'anima della città (che gli ha tolto moltissimo) da una parte e conscio del fatto che non potrà essere lui a farlo (bensì la città stessa) nel prossimo futuro (vedersi il secondo film su questo punto).

Ra's Al Ghul: cattivo con principi fermi di giustizia. È il tipico personaggio che non vuole la distruzione fine a sé stessa. Concetto discutibile, ma comunque più interessante del cattivo ignorante.

Scarecrow: simpatico buffone e scheggia impazzita nell'underground di Gotham.

Joker: la follia lucida, la liberazione dell'uomo attraverso l'anarchia, la distruzione delle divisioni. Un concetto al limite, ma non necessariamente sbagliato.

Harvey Dent/Two Face: lu duplicità dell'uomo. La ragione e l'istinto, la giustizia e la rabbia, l'amore e l'odio. Avrebbe potuto essere lui il cavaliere (bianco stavolta) alla guida della città, ma il fuoco se l'è portato via.

Selina Kyle: il volto ancheggiante del cittadino medio che vive per sè stesso ma che alla fine sa cos'è giusto fare. Forse il personaggio meno riuscito, ma comunque apprezzabile.

Bane: l'erede, il protettore di un'idea folle. Completamente cattivo? Certamente no, saldi principi portati avanti senza troppa eleganza e molta violenza.
Il Film
Per chi, come me, ha letto i fumetti (con antagonista Bane) la trama di questo episodio non sarà una sorpresa, anzi. Le perle che Nolan riesce a infilarci, sotto forma di ottimi colpi di scena e personaggi azzeccati (Detective Blake, tanto per dire), sono piacevolissime e danno enorme spessore a un racconto forse scontato. Ritmo stranissimo, che per due ore buone resta costante e fa da colonna sonora alla sistematica distruzione di tutto e tutti; ultimi quarantacinque minuti in crescendo netto. Dialoghi azzeccati, taglienti (Alfred fa un paio di tirate che valgono tutto il film). Azione presente ma non protagonista come negli altri titoli. Presenza di elementi targati DC Comics più importante rispetto ai precedenti titoli. Trama chiusa ma non del tutto: non si può chiudere un personaggio del genere, è economicamente stupido.

Insomma, come dicevo, un buon film. Ottimo se si pensa all'opera nella sua interezza.

Abbiamo parlato dei personaggi, ma secondo voi,



Expendables 2 - I Protagonisti


Oggi nei cinema statunitensi e italiani esce Expendables 2, seguito del fortunato film uscito due anni fa diretto da Stallone. In questo sequel la regia passa nelle mani di Simon West, Schwarzenegger e Willis espandono i loro cammei diventando veri e propri protagonisti e Chuck Norris entra a far parte della banda. Il cattivo di turno sarà Jean-Claude Van Damme. Insomma tutte le icone dei film d'azione faranno parte del film:

Sylvester Stallone, soprannominato Sly, è principalmente conosciuto per l’interpretazione dei due celebri personaggi Rocky Balboa e John Rambo, entrambi protagonisti di due lunghe saghe cinematografiche iniziate con le pellicole Rocky (1976) e Rambo (1982). Il sito AskMen.com l'ha posizionato al 3º posto nella classifica dei "più grandi attori d'azione del cinema", mentre l'American Film Institute lo posiziona al 7º posto nella classifica dei 100 più grandi eroi del cinema. Nell'ottobre del 1997 la rivista Empire lo posiziona al 92º posto della lista delle "più grandi star del cinema di tutti i tempi".

Arnold Schwarzenegger, sin da giovane si è imposto come uno dei maggiori culturisti del mondo. Affermato uomo d'affari, ha costruito la propria carriera sul suo fisico possente, grazie al quale è entrato nel mondo del cinema. La celebrità gli è derivata dall'interpretazione del barbaro guerriero Conan, al quale ha fatto seguito il primo film della tetralogia di Terminator. Considerato uno degli interpreti più rappresentativi del cinema d'azione statunitense, occupa un posto di rilievo nello star system del cinema americano. Avvicinatosi alla politica nei primi anni novanta, è diventato membro attivo del partito repubblicano. Nel 2003 si è dato alla politica ed è stato eletto governatore dello stato della California. Nel 2006, è stato riconfermato alla stessa carica. Successivamente è tornato al cinema.

Bruce Willis, nato in una base militare tedesca della Germania Occidentale, dopo aver esordito nella serie televisiva Moonlighting (1985-1989), è diventato famoso presso il grande pubblico soprattutto come eroe di film d'azione, partendo dalla quadrilogia di Die Hard (1988, 1990, 1995, 2007). Inizialmente prestatosi alle commedie, si è però anche dimostrato all'altezza in ruoli alternativi e drammatici, come ne Il sesto senso.

Chuck Norris, conosciuto soprattutto perchè molti dei personaggi da lui interpretati costituiscono eroi duri, decisi e coraggiosi ma che sanno anche dimostrare le loro debolezze, tra i quali ricordiamo il reduce del Vietnam James Braddock nella saga di Rombo di tuono, il maggiore e colonnello Scott McCoy nella saga di Delta Force, il Texas Ranger Cordell Walker nella famosa serie Walker Texas Ranger e il campione di arti marziali Colt nel celebre film L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente diretto da Bruce Lee.

Jean-Claude Van-Damme dopo aver studiato intensamente le arti marziali sin dall'età di dieci anni, realizzò un successo nazionale in Belgio come artista marziale e culturista, guadagnandosi il titolo di culturismo di "Mr. Belgium Junior-Overall Winner 1978-1979". Emigrò negli Stati Uniti nel 1982 per intraprendere la carriera di attore, realizzando un successo con Senza esclusione di colpi! (1988), basato sulla vera storia di Frank Dux. Raggiunse diversi successi in termini di incasso, in particolare con Timecop (1994), che ebbe un incasso internazionale di oltre $100 milioni, divenendo il suo film più riuscito dal punto di vista finanziario.

Tutti personaggi pesanti, quindi, ma la vera domanda è: chi è il vostro preferito?


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Biancaneve e il Cacciatore

Biancaneve e il cacciatore è un adattamento dark fantasy della fiaba "Biancaneve e i sette nani"; questo progetto nasce dagli stessi produttori di Alice in Wonderland ma il regista ha un nome meno altisonante del ben noto Burton. Rupert Sanders infatti è esordiente alla regia di un lungometraggio ma, nonostante ciò, il suo scopo, dare un volto nuovo alla favola dei fratelli Grimm, è pienamente superato. La pellicola risulta essere infatti molto gotica, violenta e ricca d'azione.

L'operazione in effetti non è una novità, ultimamente infatti si è assistito ad una trasformazione dark di favole classiche. Gli ultimi esempi sono Cappuccetto rosso (sangue) e La bella e la bestia. Il film comunque sembra avere qualcosa in piu' di quest'ultimi esempi che ho citato (che non hanno avuto riscontri positivi sia da critica che di pubblico). Ciò che pero' non mi ha convinto pienamente è la prova offerta dagli attori, ad esclusione di Charlize Theron che mi è apparsa molto seducente, cattiva e diabolica. L'ex dio Thor, Chris Hemworth, e l'ex "Bella" di Twilight, Kristen Stewart, non convincono del tutto nei loro ruoli. Nonostante ciò i 127 minuti della pellicola scorrono in maniera piuttosto fluida e quindi ne consiglio la visione per chi piace il genere.

Volete dire la vostra? Benissimo! Cliccare qui please.

Voto: 6
Alberto Bosio

The Amazing Spiderman


Le possibilità che offre un reboot di un personaggio offre talmente tante possibilità che mancarle tutte è quasi prodigioso. Succede proprio in questo Spiderman, il cui motto potrebbe essere "tutto nuovo, niente di nuovo". Il regista, praticamente uno sconosciuto, giusto per stare nei ranghi e per non dare grossi scossoni alla media, crea un film che non aggiunge nulla al personaggio appiccicoso. Presenta un Peter Parker come un ragazzetto diciassettenne con qualche problemino sociale (che forse forse è la parte migliore del film, resa naturalmente in modo grottesco), che morso da un ragno acquisisce vari poteri e naturalmente grandi responsabilità. Citazione stagionatissima.

La rinascita di questo Uomo Ragno è tragica e tutta basata sul senso di colpa. La scena della morte dello zio Ben, unico personaggio riuscito con quella sua semplice schiettezza, è toccante, questo lo concedo. Il resto del film, morto lo zio, è noia. I dialoghi, praticamente inesistenti dati i problemi di Peter, sono banali all'inverosimile e belli piatti. La duplicità del personaggio (con e senza costume) è esagerata e francamente poco giustificabile, perché con il cappuccio rosso diventa un buontempone? Gli stereotipi ci sono tutti e così abbiamo il cattivo che intrattiene se stesso con grandi monologhi, il poliziotto che non ascolta mai nessuno ma poi si ravvede, sistemi di sicurezza avanzatissimi e degni di un asilo nido, gente che frequenta il liceo ma che in realtà ha doti intellettuali fuori scala e gira per laboratori e confeziona sieri e antidoti (per altro inutili).

Tolto tutto questo, del poco che rimane si salvano le scene d'azione godibili (lui che penzola dalle gru non è male in fondo) e con un ritmo bello andante. Peccato che il film contenga tutte e sole le scene del trailer (complimenti a chi l'ha confezionato) a parte il finale e sulle due ore abbondanti del film sono troppo diluite. Spidy ha un unico lato interessante: il minimo tentativo che il regista fa di presentare i problemi del ragazzo abbandonato dai genitori. Indagine abbastanza superficiale purtroppo. Bello, invece, che Peter si mostri con facilità agli altri, questo è davvero apprezzabile e in rottura con i supereroi mascherati e schivi.

The Avengers ha stabilito uno standard piuttosto alto per questi film ed è quindi lecito aspettarsi moltissimo. Se delude anche il prossimo Batman (cosa probabile, a sensazione), io grido al disastro.

Voto: 5
Davide Mazzocchi

Chronicle

Che fosse la settimana dei superpoteri l'avevamo capito lunedì con gli Avengers. Chronicle continua degnamente la serie della gente che vola e aggiunge i superproblemi all'equazione. La trama, piuttosto semplice, mostra tre ragazzi alle prese con la telecinesi, potere acquisito dopo la visita di uno strano cunicolo con dentro dei minerali strambi e abbastanza luminosi. Naturalmente non può andare tutto dritto e dopo un primo momento di esaltazione, va tutto a rotoli.

Nonostante la trama semplice, la sensazione che si ha all'uscita della sala è interessante. È quella di chi ha assistito a qualcosa di già visto, sdoganato, ma che funziona e che elude in qualche modo il passare degli anni. E l'altra è la convinzione che sotto sotto questi tre ragazzini che volano ci vogliano dire qualcosa di un po' più profondo di "Hulk spacca." Chronicle, se analizzato per bene, non è altro che un minestrone di roba che è passata al cinema o in TV da anni. Elenco in arrivo! The Blair Witch Project Cloverfield: il punto di vista è l'immancabile aggeggio amatoriale portato a mano e, nel caso specifico, fatto volare grazie al potere mentale (bell'idea). Il pretesto è banalotto, ma tolto l'imbarazzo iniziale funziona. Heroes, gente normale con superpoteri e problemi fin troppo normali: stessa cosa qui, il problema è la società (in grande) e la famiglia (in piccolo). Akira: manie di grandezza, perdita di controllo, vetri che cadono, palazzi che esplodono (sì un'altra città viene rasa al suolo: un classico). Le scene finali del film gli assomigliano molto, anzi a ripensarci, gli assomigliano davvero moltissimo. Un miscuglio, ma ben fatto. Tutto il montaggio delle immagini riprese da fonti diverse tiene a sufficienza. Ho qualche appunto, ma sembra di cercare per forza qualcosa che non va.

L'altro aspetto, forse quello interessante, è la condizione del protagonista. Situazione sociale e famigliare più o meno a pezzi che non fa troppo bene a un ragazzino che vorrebbe essere come gli altri ma che si ritrova sempre più solo. Per assurdo, i superpoteri che gli regalano un minimo di notorietà sono anche la causa di tutto il dolore che proverà in seguito. Un dramma, forse buttato addosso allo spettatore senza troppe remore e con poca eleganza, ma che dipinge una brutta società. A questo ritratto ci stiamo facendo un po' l'abitudine purtroppo e la cosa non è che consoli molto.

Poi per curiosità mi sono anche guardato il budget per la realizzazione (fonte Wikipedia): Cronichle 15M, The Avengers 220M. Niente polemica, naturalmente, a me sono piaciuti entrambi e sono talmente diversi che forse il paragone non regge: giusto una curiosità.

Voto: 7
Davide Mazzocchi

The Avengers


"The Avengers spacca!" Questo è il mio primo pensiero all'uscita della sala cinematografica: il film infatti funziona e anche piuttosto bene. Il lavoro fatto per unire tutti i personaggi Marvel in un'unica pellicola è stato davvero ottimo grazie anche ai vari riferimenti ai film dei singoli eroi. In effetti il limite piu' evidente di questo prodotto è l'essere troppo dipendente, almeno nelle fasi iniziali, dagli altri film rendendo l'introduzione un po' destabilizzante per chi non conosce le gesta precedenti. 
Fortunatamente per i profani tutto viene spiegato con il succedersi della pellicola rendendo il prodotto godibile per tutti. Critiche particolari al film non ce ne sono se non il fatto di dover bilanciare un po' i personaggi tagliando uno spazio un po' per tutti (anche per il "povero" Capitan America bistrattato dal mio collega). Concludendo un ottimo film sui supereroi.

Voto: 8
Alberto Bosio

Perché (non) mi piacciono le squadre di supereroi

La squadra, e non parlo di quelle di carabinieri, polizia, forestale, finanza, RIS, in onda in tele da noi, ma quella di supereroi con superpoteri e superproblemi appena passata al cinema. Gli Avenger al completo, come protagonisti di un film d'azione, funzionano? , anzi no, anzi ok, va bene così.


Perché Sì

  • Contrasti tra personaggi: la parte che ho apprezzato di più è stata l'inizio quando non è che vadano proprio troppo d'accordo. Ci sono grandi potenzialità narrative e di sviluppo dei personaggi.
  • Azioni corali: ottime le scene in cui l'azione si sposta velocemente da uno all'altro dando l'idea di squadra come unità narrativa.
  • Complementarietà: i singoli hanno capacità specifiche e in questo contesto possono (e deveno) diventare specialisti. L'esagerazione di un personaggio non è più un problema è un bene.
  • Grande varietà di trame: le trame possibili possono attingere dal background di ognuno. Dato poi il continuum che imbeve le testate americane, questa è manna che scende a secchi.
Perché No
  • Livello di potere: chiaro che si deve calibrare il cattivone sulla taglia dell'eroe più grosso. Con delle divinità di mezzo è dura pensare a un rapitore di bimbe come cattivo.
  • Continuum stiracchiato: se il cattivone deve essere grosso, i personaggi più piccoli non hanno da fare nient'altro che stare a guardare il soprannaturale che si rende reale e soprattutto letale. Poveri mortali con due pistole arrugginite non hanno molto da fare.
  • Le possibilità infinite generano caos: il mischione globale dei cattivi (livellati verso l'alto) è la rampa di lancio per l'assurdità. Che in un film di supereroi può anche starci bene, ma si rischia il ridicolo.
  • Conflitti interni ed eterna telenovela: proprio Marvel ci ha insegnato che le scaramucce tra i super in calzamaglia possono generare una roba stile telenovela brasiliana che non fa benissimo.
Perché The Avengers funziona? Perché la dose di tutti i sì e di tutti i no è calibrata in modo decente, forse questo il miglior pregio della pellicola.

The Avengers - I promossi e i bocciati

Ed eccoli tutti quanti insieme sul grande schermo per la prima avventura degli Avengers che continua un ciclo positivo di supereroi al cinema svecchiati, lucidati e ritoccati a dovere. Le sensazioni generali su questo film sono tutto sommato buone, restano alcuni pensieri sui singoli personaggi della squadra di difensori del piccolo pianeta azzurro.


Colonnello Nick Fury: Promosso con riserva
Più che un capo carismatico, un abile manipolatore del servizio di spionaggio. Il fatto che riesca a mettere insieme una cosa come la S.H.I.E.L.D. munita di portaerei volante la dice lunga sul suo potere a tutti i livelli. Avrei apprezzato molto un suo ruolo come tattico e coordinatore della squadra, qualcosa di più attivo che non un freddo supervisore di pazzi furiosi muniti di superpoteri. Comunque, personaggio riuscitissimo.

Vedova nera: Promossa
Ottimo personaggio, ottime caratteristiche fisiche e mentali. Probabilmente dopo Stark la più astuta in tutto il gruppo. Non che ci voglia molto a duellare in intelletto con Hulk e Thor, ma almeno Vedova Nera si riserva un ruolo di spia d'eccellenza nonché agente operativo. Tanto per dare un'idea, gliele suona anche al compagno di squadra Hawkeye.

Hawkeye: Rimandato a settembre
Personaggio interessante ma nulla di ché. Abilità tattiche e operative indiscutibili, ma in questo lungometraggio mi è sembrato un po' sottotono. Vero anche che con minacce aliene, divine e supernaturali, quattro frecce, anche se ben piazzate, faticano a fare la differenza. Poco approfondito e relegato a ruolo di soldato non ci ha lasciato molto, ma vogliamo dargli fiducia.

Thor: Bocciato
Si dimostra meno intelligente di Hulk, meno sveglio di un sasso e meno pronto di treno italiano. Più che qualche predica bella retorica non fa, oltre a farsi fregare ripetutamente dal fratello. Ok, mena le mani come un fabbro, ma alla fine da un dio è lecito aspettarsi un po' di più, almeno che si sbatta a recuperare Stark in caduta libera, visto che è l'unico a volare di suo. Aveva già dimostrato tutto nel suo film e qui replica. Terribile.

Hulk: Promosso con lode
Non fa molto, vero, ma quello che fa è memorabile. Incarna alla perfezione tutte e due le facce, quella del dottor Banner, distrutto dal mostro che si porta dentro ma brillante scienziato, e quella del bestione ignorante e selvaggio. Nonostante compaia forse meno di Thor, è un personaggio molto più determinante. Gli viene anche affidato il ruolo di divertente macchietta rendendolo in qualche modo completo.

Capitan America: Bocciato
Poco più interessante e poco più utile di Thor, ma con la stessa vena retorica. Nel suo film non aveva nemmeno fatto la figura del povoreccio, anzi, ma in questo proprio lo vediamo quasi a disagio. Chiaramente la minaccia è al di sopra delle sue capacità e così come Vedova Nera e Hawkeye viene relegato a un ruolo di supporto. Purtroppo gli viene affidato anche il compito di tattico e stratega, almeno nella battaglia finale, senza però farlo brillare per bene. Altra nota dolente il restyle della tutina blu, molto peggiore rispetto alla versione del film precedente.

Ironman: Promosso
Tony Stark già lo conoscevamo dai precedenti due film dell'omino di latta e questa ultima apparizione conferma la qualità del suo personaggio. Brillante, sveglio, attivo, sagace, sarcastico. Nessuna sorpresa, ma sempre piacevole vederlo compiere acrobazie in tutti gli ambiti, dalla scienza al menare le mani, al volo.


Loki: Promosso con riserva
Ok, non è un vendicatore, ma recita una parte piuttosto corposa del film. Lo mettiamo qui perché alla fine il ruolo di antagonista l'ha fatto proprio per bene. Belli i dialoghi/monologhi, bella l'interpretazione, bello il personaggio che almeno usa la testa per ottenere ciò che vuole. È un peccato che in qualche scena sia stato bistrattato e reso quasi ridicolo da Hulk e Hawkeye. Ma alla fine è stato un cattivo degno di nota.

La squadra: Promossa
Nel complesso la squadra funziona, con tutti i ruoli coperti più o meno bene dai vari personaggi. Abbiamo gli ignoranti, i supporti, i tattici, le primedonne e il capo della baracca. La speranza è di vedere un nuovo lungometraggio che confermi la qualità e il livello di intrattenimento di questo primo film dei Vendicatori. Viene anche la voglia di leggiucchiare qualche pagina Marvel per continuare a divertirsi con questa gente.

In Time

Si va al cinema di lunedì, così per cominciare bene la settimana, ignorando che il martedì di festa ha inondato i corridoi, il bar e le sale di bimbi vocianti tutti apparecchiati da mascherine, felici per l'insolito inizio di settimana. Un avventore del bar, travestito da uomo ragno, grazie all'immolazione del proprio orgoglio e della propria dignità, rende migliore la serata anche agli adulti. Da qui in poi è solo discesa.

In Time comincia in ritardo, le luci si spengono e colgono di sorpresa tutti quanti. Ci manca un po' la trafila di pubblicità e quel paio di trailer digestivi che agevolano la visione del film, ma bisogna accontentarsi. Titoli di testa in stile Matrix, con qualche numero al posto delle lettere, per far capire che il regista/sceneggiatore ha colto i modi e i metodi dei nuovi linguaggi, quelli nati sulla rete o quanto meno per stabilire il genere del film. Ma non fa differenza, tanto non c'entra nulla. Moraletta da quattro soldi, ops, quattro minuti. Sì perché qui la valuta corrente è il tempo. Non si capisce chi abbia introdotto questo sistema e perché sia stato accettato, ma è così. Hai da vivere 25 anni gratis, il resto lo devi guadagnare, questa è la regola. L'idea a pensarci è ottima, degna di un Dick, che utilizzava il paradosso credibile come arma vincente per la sua scrittura. E viene in mente anche un buon Dan Simmons e il suo mezzo romanzo (l'altra metà di Hyperion, credo superflua, non l'ho mai letta) sulle molte facce del tempo. L'idea, appunto, rimane ottima, lo sviluppo è risibile.

La trama, della stessa consistenza dell'elio, assomiglia a un Robin Hood con la predica sempre a portata di mano: uguaglianza, possibilità, darwinismo spietato, capitalisti ladri e via di questo passo. Non sbagliata in sè, ma resa malissimo: ramanzine banali veleggiano su dialoghi puntiformi e vuoti recitati da un Justin Timberlake (che giustifica con quel suo viso rude la presenza in sala di molte giovanissime) dotato di ben due espressioni: con e senza giacca, parafrasando un certo Leone. Dramma di cartone e amore di gomma, sembra tutto finto. Qualche colpo di scena c'è, peccato che lo spettatore alla mia sinistra, assopendosi, se li sia persi tutti. Uno su tutti le automobili elettriche (almeno all'apparenza) che fanno lo stesso rumore di un motore a combustione, tutte prive di sistemi di trazione e frenata assistita. Sistemi di sicurezza capillari e totalmente superflui. Banche svaligiate facilmente da due persone armate di pistola, tipo quelle del far west. Soldati addestrati malamente che si accaniscono sui vetri blindati invece di mirare all'ovvia gomma anteriore sinistra. Incidenti rocamboleschi finiscono con il solito graffio da film di quarta categoria. Stile e design di architetture, automobili e abiti eccellenti, ma già visti nel decisamente migliore Gattaca, dello stesso Niccol.

Tempo perso? Certamente investito male, ma alla fine, dopo un film del genere, due risate in compagnia possono sempre raddrizzare la serata.
Voto: 2
Davide Mazzocchi

Una bella idea non basta per fare un buon film.
Voto: 8 (per l'idea), 2 (per il resto)
Paolo Delledonne

Inquietante l'idea di vivere in simbiosi a un cronometro. Una continua maratona contro il tempo.
Voto: 6
Andrea Carratta


Action-distopia abborracciata per i nostri contemporanei indignados, con qualche piccola chicca: "Chi viene dal ghetto è sempre di corsa."
Voto: 5, grazie a questa frase e pochi altri spunti.
Colin McKenzie

Underworld: Il risveglio

Questo film ha le stesse aspirazioni di capolavori quali Starship troopers, 10000 BC e Scontro tra titani, solo con più vampiri a popolare il palcoscenico di questa città in fiamme. L'intreccio delle vicende subisce una forte accelerazione di 12 anni portandosi dietro, purtroppo, qualche incoerenza e leggerezza. Le due creature più potenti (Selene e Michael) sono catturate con troppa facilità, mentre la figlia di Selene "invecchia" fino a sembrare una ragazzina di 12 anni. Per esseri immuni al tempo, questa ha tutta l'aria di una forzatura pretestuosa. Così come pretestuoso è tutto il resto del film che consente ai due registi di mostrare sparatorie, inseguimenti e sventramenti tra lycan e vampiri. Delle scene d'azione (confuse e al limite della visibilità umana) due svettano sulle altre: la perdita di controllo della figlia e il tributo che Selene fa ai lungometraggi precedenti, sfondando il pavimento dell'ascensore a colpi di pistola.

Interessante la soluzione del film: non sempre l'essere più forte, ha il predominio, errore in cui è caduto un altro colosso quale Avatar. Dopo aver assistito allo squartamento finale dei due (insulsi) cattivi di questo episodio, l'incoerenza torna a farsi strada nella trama: Michael, ritrovato e scongelato nei laboratori, da buon padre di famiglia abbandona amata e figlia in balia di mostri assetati di sangue. Comportamento strano, quasi sospetto. Ma forse il film non voleva mostrare conflitti interiori, evoluzioni emotive e acrobazie introspettive: si accontentava di ritrarre Selene in quella sua tutina così aderente, e questo è piuttosto piacevole.

Voto: 7 per il viso e per le grazie della Beckinsale
Paolo Delledonne



Inception

Regia: Christopher Nolan
Script: Christopher Nolan
Attori: Leonardo DiCaprio, Joseph Gordon-Levitt, Ellen Page, Tom Hardy, Ken Watanabe, Dileep Rao, Cillian Murphy, Tom Berenger, Marion Cotillard, Pete Postlethwaite, Michael Caine, Lukas Haas

Dal sito del film: Dom Cobb (Leonardo Di Caprio) è un abilissimo ladro, il migliore al mondo quando di tratta della pericolosa arte dell'estrazione: ovvero il furto di preziosi segreti dal profondo del subconscio mentre si sogna, quando la mente è al massimo della sua vulnerabilità. Le abilità di Cobb ne hanno fatto un giocatore di primo piano nel pericoloso mondo dello spionaggio industriale, ma lo hanno reso un fuggitivo ricercato in tutto il mondo. Ma ora Cobb ha una chance di redenzione, ma solo se riuscirà a rendere possibile l'impossibile.

Che Christofer Nolan fosse uno dei registi più innovativi di Hollywood ci era ben noto sin dai suoi due film culto (Memento e The Prestige) e per aver dato una nuova vita al personaggio di Batman, dopo gli ultimi due film di Schumacher; mai però avrei pensato che sarebbe riuscito a superare se stesso per l'ennesima volta: Inception è il miglior film degli ultimi tempi. Il film si svolge su differenti livelli di narrazione: realtà, sogni e metasogni, ma le "regole" per comprendere il tutto ci vengono fornite in maniera chiara così da rendere l'approccio alla pellicola meno complicato. La trama in sé infatti è piuttosto lineare ma come in ogni film di Nolan ci vengono forniti degli indizi che possono ribaltare completamente il punto di vista del film: sta a noi decidere se addentrarci in un labirinto mentale alla ricerca di una nuova verità.

Dal punto di vista tecnico il film è davvero eccellente, merito soprattutto della fotografia raffinata di Wally Pfister che da anni collabora con il regista. Le musiche sono firmate da Hans Zimmer che ormai è presente in qualsiasi blockbuster. Film perfetto insomma? Chiaramente no, come in tutte le cose ci sono dei difetti che però in questo caso non pregiudicano la qualità della pellicola. In questo lungometraggio il difetto più grande è l'aver reso l'ultima ambientazione onirica un po' troppo vicina ad un videogioco: nel complesso ci può stare ma mi sarei aspettato qualcosa di diverso.

In breve: senza dubbio il miglior film di Nolan sperando che con l'ultimo Batman riesca a superare quell'asticella immaginaria che ha raggiunto livelli elevatissimi

Voto: 9
Alberto Bosio

Inception su IMDB