Si va al cinema di lunedì, così per cominciare bene la settimana, ignorando che il martedì di festa ha inondato i corridoi, il bar e le sale di bimbi vocianti tutti apparecchiati da mascherine, felici per l'insolito inizio di settimana. Un avventore del bar, travestito da uomo ragno, grazie all'immolazione del proprio orgoglio e della propria dignità, rende migliore la serata anche agli adulti. Da qui in poi è solo discesa.
In Time comincia in ritardo, le luci si spengono e colgono di sorpresa tutti quanti. Ci manca un po' la trafila di pubblicità e quel paio di trailer digestivi che agevolano la visione del film, ma bisogna accontentarsi. Titoli di testa in stile Matrix, con qualche numero al posto delle lettere, per far capire che il regista/sceneggiatore ha colto i modi e i metodi dei nuovi linguaggi, quelli nati sulla rete o quanto meno per stabilire il genere del film. Ma non fa differenza, tanto non c'entra nulla. Moraletta da quattro soldi, ops, quattro minuti. Sì perché qui la valuta corrente è il tempo. Non si capisce chi abbia introdotto questo sistema e perché sia stato accettato, ma è così. Hai da vivere 25 anni gratis, il resto lo devi guadagnare, questa è la regola. L'idea a pensarci è ottima, degna di un Dick, che utilizzava il paradosso credibile come arma vincente per la sua scrittura. E viene in mente anche un buon Dan Simmons e il suo mezzo romanzo (l'altra metà di Hyperion, credo superflua, non l'ho mai letta) sulle molte facce del tempo. L'idea, appunto, rimane ottima, lo sviluppo è risibile.
La trama, della stessa consistenza dell'elio, assomiglia a un Robin Hood con la predica sempre a portata di mano: uguaglianza, possibilità, darwinismo spietato, capitalisti ladri e via di questo passo. Non sbagliata in sè, ma resa malissimo: ramanzine banali veleggiano su dialoghi puntiformi e vuoti recitati da un Justin Timberlake (che giustifica con quel suo viso rude la presenza in sala di molte giovanissime) dotato di ben due espressioni: con e senza giacca, parafrasando un certo Leone. Dramma di cartone e amore di gomma, sembra tutto finto. Qualche colpo di scena c'è, peccato che lo spettatore alla mia sinistra, assopendosi, se li sia persi tutti. Uno su tutti le automobili elettriche (almeno all'apparenza) che fanno lo stesso rumore di un motore a combustione, tutte prive di sistemi di trazione e frenata assistita. Sistemi di sicurezza capillari e totalmente superflui. Banche svaligiate facilmente da due persone armate di pistola, tipo quelle del far west. Soldati addestrati malamente che si accaniscono sui vetri blindati invece di mirare all'ovvia gomma anteriore sinistra. Incidenti rocamboleschi finiscono con il solito graffio da film di quarta categoria. Stile e design di architetture, automobili e abiti eccellenti, ma già visti nel decisamente migliore Gattaca, dello stesso Niccol.
Tempo perso? Certamente investito male, ma alla fine, dopo un film del genere, due risate in compagnia possono sempre raddrizzare la serata.
Voto: 2
Davide Mazzocchi
Una bella idea non basta per fare un buon film.
Voto: 8 (per l'idea), 2 (per il resto)
Paolo Delledonne
Inquietante l'idea di vivere in simbiosi a un cronometro. Una continua maratona contro il tempo.
Voto: 6
Andrea Carratta
Action-distopia abborracciata per i nostri contemporanei indignados, con qualche piccola chicca: "Chi viene dal ghetto è sempre di corsa."
Voto: 5, grazie a questa frase e pochi altri spunti.
Colin McKenzie



Te l'avevo detto di non andare a vedere un film con giastin timberleik
RispondiEliminaavevi perfettamente ragione: una dura lezione costata due ore di nulla.
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