The Raven

"L'immaginazione non è un delitto." E se lo dice Edgar Allan Poe, deve essere per forza così. Però bisogna ammettere che tutto sommato ha ragione, anzi, l'immaginazione è probabilmente quella cosa meravigliosa che ci distingue da altri animali. Un discorso che ha le sue basi in Borges, ma che può essere ampliato benissimo a tutto il mestiere dello scrittore.

L'Ottocento, dunque, ancora una volta sul grande schermo con una rivisitazione di uno degli scrittori più famosi da parte di questo James McTeigue, conosciuto per la buona trasposizione dell'ottimo quanto cartaceo V for Vendetta. In questo caso il regista non si limita a trasporre un racconto ma va oltre e ci mette un po' del suo, concependo una trama non troppo originale. Poe, tornato a Baltimora con l'intento di accasarsi con la bellissima Emily, viene coinvolto suo malgrado nelle indagini su una serie di omicidi basati sui suoi racconti. In definitiva colui che ha esplorato con l'immaginazione (quel diritto che si arroga già all'inizio del film) le bassezze della mente umana e il grottesco della vita, si trova a combattere contro qualcosa che lui stesso ha creato. È un combattere un po' contro se stessi, o almeno contro quel senso di colpa che si ingigantisce sempre di più.

Nonostante la trama non troppo originale, non mancano le finezze. Il film, che fatica a decollare, trova un suo ritmo verso la metà e nel finale gioca il jolly diventando piacevolmente ciclico: e se anche questo fosse tutto un racconto? Un racconto nel racconto (come il sogno nel sogno di Inception). Il racconto come movente e come obiettivo: forse un tributo al mestiere dello scrittore e alle sue varie sfaccettature. Infatti vediamo un Poe misero, dedito all'alcol, arrivato al capolinea della sua carriera e della sua creatività. Un uomo che è costretto a vendere la propria arte a un mondo che apprezza più che altro cialtroni (idea che condivido pienamente), una persona finita trascinata avanti soltanto dalla necessità di far sopravvivere il proprio amore per Emily. Uno scrittore che, nonostante tutto, riesce a concepire ancora parole immortali. Nel film si cita anche il Macbeth così per gradire e magari non è proprio un caso pensando alle parole immortali.

Chi si aspetta (dato il trailer) qualcosa a metà tra il recente Sherlock Holmes e il meno recente Vidocq potrebbe anche restare deluso. Certo il film non è un capolavoro, ma rimane piacevole per ambientazione, personaggi e citazioni. Unico dubbio rimangono i dialoghi un po' ampollosi, forse il risultato di una traduzione non troppo felice.

Voto: 6,5
Davide Mazzocchi

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