Gli Sfiorati

Il teatro è una Roma soleggiata e variopinta, la tragedia che va in scena è la famiglia. Quello che in un primo momento sembra uno scivolone, la canzone di Ramazzotti che nel finale si porta via l'amarezza e fa tornare il sorriso, può essere invece letto proprio come il riassunto di tutto il film: la famiglia che va a rotoli, che non esiste, che si spacca in piccoli pezzi e si lascia dietro soltanto persone distrutte.

Il film parla di Méte e Belinda (fratellastri) e della loro famiglia, distrutta e ricomposta, degli amici di Méte, uno separato e l'altro donnaiolo, del padre di Méte, vedovo e novello sposino con l'amante di sempre. Tutti esempi di rapporti tra uomo e donna ampiamente accettati dalla società moderna che oltre a generarli crea l'ambiente ideale per la loro proliferazione. La società quindi si becca ancora una volta una bella critica. L'abbiamo visto in Shame e prima ancora nell'italiano L'ultimo terrestre. E la cosa fa pensare parecchio ricordandosi che questo film è tratto da un romanzo degli anni '80, come a dire che in trent'anni non è cambiato nulla, o comunque non c'è stato alcun miglioramento.

Un occhio di riguardo va dato alle figure maschili e femminili. Le ultime, forse il simbolo migliore della famiglia, ne escono massacrate. Madre morta (non mi sembra un caso) e matrigna viva e vegeta, simbolo del più bel surrogato su questa Terra. Moglie che chiede il divorzio, gettando così all'aria tutto quanto. Figlia sociopatica e dedita alla superficialità delle cose che capitano. Donna travestita da vedova nera che nutre la propria solitudine con l'eventuale maschio di una notte. Maschio che in parte sostiene il ruolo positivo di padre e lotta strenuamente almeno per questo. Tutto già visto e sentito? Purtroppo sì, è questo il guaio. Il cinema ci ripropone qualcosa di troppo attuale che fa pensare con profonda amarezza. Forse l'unica soluzione, per non sprofondare, è proprio cantare a squarciagola per riempire il silenzio che c'è dentro.
Voto: 7,5
Davide Mazzocchi

Una piacevole sorpresa che ravviva il panorama non particolarmente esaltante del cinema italiano di questi anni. Matteo Rovere riesce a trasporre il romanzo di Veronesi conferendo all'intreccio fragranza e brio. Dopo molte palline rosse con il "no", arriva il "sì" degli "Sfiorati".
Voto: 7,5
Colin McKenzie


La vita che appare tanto semplice e scontata all’apparenza nasconde sempre tra le "righe" qualcosa di più difficile da decifrare. È più facile raccogliere l’acqua di un bagno allagato "sfiorandola" con una tazzina da caffè che cercare di capire cosa gira nella vita delle persone.
Voto: 7
Flower

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