Il villaggio di cartone

È possibile vivere un'intera vita nel dubbio? Questo è soltanto uno dei tanti quesiti che Ermanno Olmi pone con il suo Il villaggio di cartone. Ogni personaggio, pur con lunghi silenzi, riesce a convogliare verso lo spettatore il puro e semplice dubbio, la precarietà delle scelte. Nessuna risposta ci viene dal regista, solo domande che abbracciano tantissimi aspetti della vita dell'uomo. La fede, la scienza, la ricerca della libertà, la lotta, il sacrificio, la giustizia, la pietà, la sofferenza, l'amore, l'appartenenza ad un luogo (l'Africa, o la piccola chiesa, non importa). È meraviglioso vedere come si possano raccontare storie semplici, ma così ricche di significato, così profonde, con strumenti altrettanto semplici quali un silenzio, uno sguardo, un piccolo gesto. Tutto questo lascia lo spettatore attonito e soverchiato dalla quantità di pensieri che il regista riesce a convogliare.

Il film è sviluppato con unità di luogo (la chiesa appena sconsacrata e la canonica adiacente). Anche questo lo rende in qualche modo un po' magico. Non esiste un vero luogo proprio perché sono quesiti universali quelli che pone il regista. Non esiste un "fuori" ovviamente, sono domande radicate dentro all'essere umano. Dall'esterno può arrivare soltanto la legge (imposta) a mettere ordine in modo freddo e distaccato. È all'interno della chiesa, dell'animo umano, che si sviluppano le emozioni più forti e più vere, dove nascono i dubbi più grandi, in cui hanno radici tutte le scelte. Tecnicamente il film non presenta acrobazie eclatanti se non una fotografia funzionale al racconto. Molto bella e credibile l'interpretazione degli attori che riescono a dare corpo ai tormenti dei personaggi.

In breve: Un film denso di domande e avaro di risposte e giudizi che presenta contrasti e dubbi su tanti livelli della vita umana.

Voto: 8
Davide Mazzocchi

Regia: Ermanno Olmi
Script: Ermanno Olmi
Attori: Michael Lonsdale, Rutger Hauer e Massimo De Francovich

Trama: Una chiesa ormai inagibile viene dismessa alla presenza del vecchio parroco. L'ambiente viene spogliato di tutto l'arredamento sacro e nemmeno il grande crocifisso si salverà. Da questa situazione inizia una nuova vita per l'edificio, che, ormai privato di tutti gli aspetti liturgici e "istituzionali", si trasforma nel luogo della concretizzazione viva della fede del vecchio sacerdote. Un luogo di desolazione si trasforma così in spazio di fratellanza e di accoglienza per un gruppo di extracomunitari africani senza permesso di soggiorno, simbolo degli esclusi e degli emarginati della società contemporanea.

2 commenti:

  1. Ciao Davide, un film che vorrei vedere. Complimenti per la recensione.

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  2. e fai bene: decisamente un film da vedere. grazie.

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