La faccenda è sempre la stessa. È da una vita che va così e ve la spiego velocemente: c'è un cattivo che minaccia una grande nazione e fino a un certo punto riesce a creare un clima di terrore e ad averla vinta, ma la grande nazione gli sguinzaglia contro un supereroe volante o i servizi segreti e alla fine il cattivo deve farla finita. D'altronde comandare una rivoluzione con un proiettile in testa è anche abbastanza dura.
La solita faccenda ce la raccontano due film che in definitiva non c'entrano nulla un con l'altro, ma hanno tutto in comune da sembrare quasi studiata. Parliamo della nuova pellicola di Iron Man, arrivata alla terza fatica e di Zero Dark Thirty, di quella Bigelow che ultimamente ci dà dentro con il problema Mediorientale. Da una parte l'uomo d'acciaio, dall'altra una donna che non ha nulla da invidiare al playboy volante per determinazione. Due protagonisti che hanno in comune tra l'altro la solitudine. Perché se da un lato il buon vecchio Stark è persona sociale e mondana, si ritrova comunque a combattere sempre da solo. Così come la rossa Maya, agente CIA alle calcagna del vecchio Bin, che di sociale non ha nulla. La solitudine dell'uomo all'ombra della grande nazione, fatta di politicanti che non agevolano nulla e che insomma quasi quasi sembrano contenti che ci sia un cattivone da qualche parte.
La politica come struttura ormai marcia, corrotta, putrida. Mentre in Iron Man l'accusa è palese, in Zero Dark viene dipinta come un colosso di cera che fatica a muoversi, rosa da scontri e battaglie intestine piuttosto che tesa al bene della collettività. Chi ha pensato a Zero Dark come all'esaltazione dell'America sbaglia e di grosso. Io non la vedo così, o meglio, se è questo ciò di cui essere orgogliosi, stiamo freschi. Ormai gli USA non sono più gli eroi in tuta attillata che arrivano e salvano la situazione. Arrancano, sono vittime di continui attacchi (tralasciando gli alieni, naturalmente, in quel caso ci hanno difeso davvero egregiamente, grazie zio Sam). Vittime della loro stessa fame di potere e della loro ingordigia. Se lo dice un film drammatico e lo ribadisce un film d'azione qualcosa deve pur esserci sotto no?
E infine, la vittoria che in qualche modo annienta i due protagonisti. Iron Man se ne esce con una frase e un finale che hanno del patetico. Caro Tony, se hai bisogno di convincerti di essere Iron Man, allora caro mio è meglio se appendi l'armatura al chiodo. Così come Maya, dipinta come un'ossessionata vittima del suo stesso successo (missione compiuta e mental breakdown potente). Insomma, signori, il cinema sta parlando del fallimento degli Stati Uniti che sono ormai diventati un enorme e bolso gigante di argilla che va in giro ad attaccar briga.
Dei due film, molto meglio Zero Dark Thirty che almeno ha una trama che non fa acqua. Iron Man ce lo vogliamo dimenticare al più presto.
Voto: 4 (Iron Man 3), 8 (Zero Dark Thirty)
Davide Mazzocchi


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