Guardando, o meglio ascoltando, questo film ad occhi chiusi non si perderebbe poi molto. Tutto il film è un lungo dialogo, anzi un interminabile monologo punteggiato dall'evoluzione della sofferenza di quel "corpo che marcisce". Non hanno importanza il luogo, il tempo e le banali interruzioni del figlio Folco. L'unica cosa che conta veramente è quell'ultimo viaggio che Tiziano compie e che dà un senso a tutta la sua esistenza. "Perché abbiamo paura di morire? È una cosa che hanno fatto tutti, prima di noi." È questo lo spirito con cui l'uomo si sta spegnendo. Terzani accetta questo ulteriore passaggio e lo fa con il sorriso sulle labbra, cercando di spiegare questo suo stato d'animo ai figli e alla moglie.
Per tutta la prima parte il film è un interminabile susseguirsi di campi e controcampi. Bei ritratti dei due personaggi che tentano un confronto. Non c'è alcun tipo di azione, solo le parole di Terzani. Cosa lo differenzia da un libro? Cosa aggiunge? La prima parte certamente pochissimo, ed è forse per questo che può essere tranquillamente ascoltato e non visto. La parte visiva decolla verso la fine, durante il viaggio in montagna. Allora sì che la fotografia colpisce con tutta la sua forza lo spettatore. E sono proprio i silenzi e le immagini a parlare di più. Da questo momento fino alla morte del protagonista è un susseguirsi di momenti colmi di tenerezza e di bellezza. L'interpretazione di Ganz surclassa tutto il resto e forse è addirittura troppo sentita rispetto agli altri attori che non riescono a far trasparire i sentimenti dei personaggi affidati loro.
In breve: Un lunghissimo monologo teatrale punteggiato da alcuni momenti di lieve tenerezza abbelliti dal sorriso di una grande persona.
Voto: 6
Davide Mazzocchi
Regia: Jo Baier
Script: Folco Terzani, Ulrich Limmer, Tiziano Terzani
Attori: Bruno Ganz, Elio Germano, Erika Pluhar, Andrea Osvárt
Trama: Tiziano Terzani, rendendosi conto che oramai il tumore lo sta portando vicino alla morte, scrive al figlio Folco chiedendogli di raggiungerlo a Orsigna per trascorrere con lui gli ultimi giorni di vita. Il ritorno del figlio diventa l'occasione di un intenso dialogo tra i due. Tiziano Terzani, all'interno della cornice paesaggistica dell'Appennino Pistoiese, racconta a Folco la sua storia di corrispondente in Asia, le sue esperienze spirituali, le sue riflessioni sulla vita e sull'umanità, condividendo anche lo stato d'animo col quale sta affrontando la sua fine. Il giornalista fiorentino riesce a staccarsi spiritualmente dal suo corpo così da combattere meglio la sofferenza della malattia e trasmettere una lucida serenità ai suoi familiari ai quali chiede di non piangere, bensì di ridere dopo la sua dipartita perché lui ha raggiunto la quiete interiore e non teme più la morte.



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