Se negli anni ‘80 l’ancora scalcagnata polizia italiana (no RIS di Parma a quei tempi) avesse adottato i metodi che l’FBI americano utilizzava già negli anni ‘30 probabilmente il mistero del Mostro di Firenze sarebbe stato risolto e ci sarebbe stata qualche vittima in meno.
Il padre dell’indagine scientifica applicata da un organo di polizia su scala nazionale, oltre che uno degli uomini chiave del ‘900 americano, ci viene raccontato da Clint Eastwood come un omosessuale represso, succube della madre, razzista e ossessionato dal comunismo, ma soprattutto come un machiavellico e abile manipolatore di media e uomini di potere: i primi tramite una maniacale propaganda di se stesso, i secondi tramite dossier scottanti (assurti a vero e proprio mito anche grazie a una cospicua letteratura che va da De Lillo a Ellroy) da usare per restare incollato sulla poltrona che in effetti occupò per 50 anni, fino alla morte, nell’ufficio su Pennsylvania Avenue da dove ha assistito, da mammasantissima, alla cerimonia di insediamento di almeno una decina di Presidenti.
La cura ossessiva e falsificatoria con la quale si sarebbe dedicato alla propria immagine è anche il pretesto per la narrazione, che ruota attorno all’autobiografia che ormai anziano, ma ancora in pista, detta ai suoi giovani sottoposti. Ciò però consente a Eastwood di generare nello spettatore un distacco, quando non repulsione, dal protagonista, prospettiva non frequente nei film di genere biografico, e perciò spiazzante, dove si è abituati al meccanismo inverso dell’identificazione emotiva.
L’Hoover anziano, dal punto di vista dell’interpretazione, è anche una nuova occasione per Leonardo Di Caprio di dimostrare le sue grandi doti attoriali, o, per i suoi detrattori, per tentare di scrollarsi di dosso l’invero lontano cliché di idolo delle ragazzine. Nello specifico, è stato molto apprezzato il trucco dell’invecchiamento, che in realtà non sembra poi così innovativo, dato che ricorda molto (citazione voluta?) quello a cui venne sottoposto 70 anni fa il 25enne Orson Welles per consentirgli di mettere in scena Charles Foster Kane da vecchio.
Link consigliati:
Voto: 7,5
Colin McKenzie
Regia: Clint Eastwood
Script: Dustin Lance Black
Cast: Leonardo Di Caprio, Armie Hammer, Naomi Watts
Script: Dustin Lance Black
Cast: Leonardo Di Caprio, Armie Hammer, Naomi Watts
Trama: Nel film si affrontano le fasi più importanti di come J. Edgar Hoover modifica radicalmente il metodo e i mezzi investigativi dell'FBI: la narrazione parte con l'ormai vecchio Edgar, che racconta il suo excursus lavorativo da semplice impiegato a direttore dell'FBI. Tutto l'intero film presenta continui flashback, che danno vita alla narrazione di Edgar. Vissuto in una famiglia in cui la madre è autoritaria e il padre è un uomo vecchio e malato, il giovane Hoover è descritto come un giovane il cui unico scopo della vita è fare carriera, mettendo tutto il resto in secondo piano (come si vedrà in seguito, è succube delle decisioni di una madre autoritaria e di un'educazione rigida e conservatrice). Il suo unico obiettivo è difendere la patria da qualsiasi tipo di attacco.



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