17 Ragazze

Finisce il film e una spettatrice davanti a me fa: "Ma che storia strana!" Mentre mi rimetto il giubbotto, la parola strana mi rimbomba in testa. Non capisco dove stia la stranezza in questo film. Ricapitoliamo: città di Lorient, nord della Francia, Camille è una ragazza diciassettenne che frequenta un liceo con altre ragazze a cui è più o meno legata. La novità è che Camille è incinta e intende portare a termine la gravidanza. Annuncia con leggera amarezza la sua condizione alle amiche e in qualche modo le convince a fare lo stesso.

Questo potrebbe sembrare strano se le altre ragazze fossero spinte solo da spirito di imitazione. Ne risulterebbe un ritratto corale di sedici ritardate capitanate da una ragazzetta facile e non è assolutamente così. Il film tenta un'analisi di questo gesto di gruppo cercando di dare qualche motivazione plausibile. Il risultato è così amaro, così quotidiano e così fin troppo vero che la parola strana non trova alcun tipo di posto. Ci sono almeno tre elementi: la città, decadente e in piena crisi, la generazione degli adulti, gente che si affanna a portare a casa la pagnotta senza altri veri orizzonti, e la generazione della protesta e della speranza, le ragazze. E tutti e tre i protagonisti di questa vicenda sono tratteggiati con le peggiori caratteristiche.

La città è dipinta come l'ultimo posto al mondo dove chiunque vorrebbe trovarsi. Sporca, grigia, cadente, abitata da piccole persone con piccoli pensieri, tutti intenti a salvarsi in qualche modo e a sopravvivere almeno un altro giorno. Gli adulti sembrano tutti quanti sociopatici ammazzati di lavoro e logorati da una quotidianità scadente. Affrontano le varie gravidanze urlando, imprecando contro la figlia di turno abbandonandola al più triste destino. Le ragazze, più che sfoggiare speranza, danno l'impressione di essere delle povere illuse che pensano di mettere su una comune a spese dello stato (tramite assegni famigliari) aiutandosi a vicenda e avendo più tempo libero appena dopo il parto. È questa la società di oggi? Città che vanno a pezzi abitate da questo tipo di gente? È orribile, non è strano! Però le registe, tra i vari dialoghi perdibili, sono riuscite a infilarci un paio di frasi che mi hanno fatto rabbrividire. "Almeno io avrò qualcuno che mi ama incondizionatamente", dice Camille alla madre e a me, più che voglia di amore sembra egoismo. E "non puoi impedire a una ragazza di diciassette anni di sognare", voce fuori campo. Vero, a nessuno si può impedire di sognare, ma è veramente questo che ci è stato mostrato? Un sogno o una stupida illusione?

Voto: 5 cronaca ripetitiva e critica che vanno a braccetto
Davide Mazzocchi

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