Di cosa parliamo? Dei protagonisti del film. Opera corale che fa apparire in ordine di grandezza tutti gli squali di questa bella banca di investimenti (tipo Lehman, Merrill). Prima ci sono i due impiegatucoli, poi il capetto, poi il capo e alla fine il board al gran completo. Per l'occasione sono stati tirati fuori dal freezer e scongelati attori che non si sentono da un po'. I vari Irons, Spacey, Quinto, Bettany, Moore. Tutta gente brava, bravissima, forse un po' stagionata, ma di certo spessore. Gente che riesce a tenere su la tensione solo con i dialoghi. Perché alla fine il film si riduce a una serie di dialoghi. Taglio teatrale e (quasi) unità di tempo e luogo: un buonissimo docu-thriller (si può scrivere docu-thriller in un blog?).
I dialoghi. Belli, taglienti, diretti. Cito alcuni passaggi: "Spiegamelo come se fossi un bambino piccolo o un Golden Retriever", e ancora "Sono solo soldi." E poi un bel monologo di Bettany che parla di ipocrisia dell'intero sistema finanziario: quella di chi maneggia i soldi e quella di chi li pretende per "vivere al di sopra delle proprie possibilità." Una bella critica che almeno non spara solo in una direzione, ma colpisce tutti e distribuisce per bene la pioggia di merda.
Ma c'è qualcosa che non riesce proprio a quadrarmi: il film non tende la mano, semplicemente non riesce a portare lo spettatore allo stesso livello degli affanni dei protagonisti. È già difficile immedesimarsi in qualcuno quando il film è corale e soprattutto quando non esiste nemmeno mezza figura positiva in tutto il cast (ok, Spacey ci va vicino, ma è comunque un personaggio dubbio). Cito: "Faccio fatica a simpatizzare per il povero impiegato che si becca 250.000 dollari l'anno, e se va male male ci guadagna su un altro milione." È proprio qui dove fallisce il film, nel far fare il salto allo spettatore dentro al telo grigio. Peccato perché poi non è nemmeno fatto male, anzi.
Voto: 7, ma con qualche riserva
Davide Mazzocchi



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