Inserendosi nel nuovo filone cinestoriografico già lucidamente richiamato da Davide, molto in voga in questo periodo forse per nostalgica reazione alla mutazione in atto con l'avvento della computer-graphic, s'inserisce quest'opera che, nel raccontare la controversa e dolorosa umanità dell'icona cinematografica novecentesca per eccellenza, mette in scena un altro vecchio conflitto da fase di passaggio: quello della fotogenia istintiva e scatenaormoni che nello spettacolo cinematografico sopraffà inesorabilmente l'arte della recitazione teatrale. Le insegnanti di recitazione sono solo dei supporti psicologici (altro che metodo Stanislavskij), gli assistenti e i manager sono degli innamorati disperati, gli spettatori possono solo adorare il prodigio della bellezza. Ma la dea Marylin non può che divorare la povera Norma Jean, che a sua volta, non tanto per salvarsi quanto almeno per prolungare l'agonia, non può far altro che sbirciare le persone normali, invidiandole, e regalare loro un sogno di amore impossibile.
Colin McKenzie
Voto 6.5

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