Marilyn

In un momento in cui il cinema sta per certi versi riscoprendo, indagando e tributando le proprie origini,  (prego vedersi The Artist, Hugo Cabret) un film biografico su Marilyn Monroe non sembra affatto stonare. Riportare sul grande schermo una persona che è stata per un periodo un'icona indiscussa, l'oggetto del desiderio di moltissimi, è sicuramente una sfida interessante, così come la sua effettiva realizzazione: Simon Curtis, il regista, ha usato lo scritto di Colin Clark come partenza e l'ha interpretato in maniera elegante.

Marilyn quindi, la bionda che si è stampata nell'immaginario di molti. Il film, biografico, fa subito la scelta importantissima di non mostrare tutta la vita, ma solo una piccola parte, un anno in cui l'attrice americana ha girato un film, Il principe e la ballerina, con il colosso del teatro inglese Sir Laurence Olivier (nei panni di regista e coprotagonista). Scelta importante, perché almeno si distacca dalla solita cronistoria che rischia di assomigliare di più a un sommario che a un'indagine. Il punto di vista non è nemmeno quello di Marilyn. Lei è vista dall'esterno attraverso gli occhi di tutti gli altri personaggi presenti nel film. È fantastico osservare come ognuno di questi personaggi aggiunga spessore a lei, alla dea greca di cui si innamora Colin. Così possiamo vedere la Marilyn attrice, la donna, la bimba, la moglie, la persona preda della depressione, insicura, malata. La persona vera insomma e non quell'immagine bidimensionale della maschera bionda sorridente e ammiccante.

Attraverso Colin anche lo spettatore si innamora di Marilyn, e come potrebbe essere altrimenti? La scena bellissima dei due lungo il fiume: colori pastello, leggerezza, vento. Mi sono preso la briga di guardare le facce degli altri spettatori illuminate dalla luce riflessa del telone. Ho visto gli occhi sognanti di tutti, mentre la ammiravano felice almeno per un momento. È questa la vera forza del film. Sì, ci sono anche tante altre cose, non ultimo il tributo al cinema, alla sua storia, alla sua evoluzione, il confronto con il teatro. C'è anche una minima indagine (a suon di citazioni di Shakespeare) sulla fama di chi l'ha per talento e di chi la brama e la merita. Ma alla fine tutto sbiadisce con la figura di una donna distrutta che sullo schermo risplende come una vera stella.

Voto: 8
Davide Mazzocchi


Conoscere la vita interiore di una Stella del genere scoprendo il suo lato così fragile e contradditorio non può che essere doloroso. Sì doloroso per tutti, per lei, per gli innamorati e per gli spettatori... estasiati comunque da lei Norma in arte Marylin!
Citando Lucy e Colin: Sì mi ha fatto soffrire... mentendo dico... solo un pochino...  ma è quello che gli serviva  no? E allora perchè non concedergli una sbirciatina... sì solo ogni tanto... ma questa sbirciatina se pur dolorosa non può che servire anche a tutti noi.

Voto: 7
SuperFlower

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