Guardi Roma nelle primissime scene del film e ti aspetti che da qualche parte passino Gli Sfiorati con Ramazzotti a palla, ma non è così: questa è tutta un'altra storia. O meglio sono tutte altre storie, altri personaggi, altre situazioni. Ti aspetti anche che da qualche parte saltino fuori Hemingway o Dali, perché il piacevole ricordo di Midinight in Paris è ancora vivido. Ma, ancora, non è così.
Woody Allen è riuscito a riunirli proprio tutti, e non parlo degli attori (mancava giusto John Travolta e avremmo fatto tombola), ma parlo della banda di Ultima Poltrona, al gran completo. Tutti in fila in una sala praticamente deserta, complice il lunedì sera e forse qualche sospetto di troppo sul film che è stato recensito in malomodo altrove. È stato bello vedere i nostri volti sorridenti e gli occhi contenti, tutti a ripetere le battute più belle, quelle che ci hanno fatto traballare sulle poltrone. Ma in fondo in fondo questo film non è facile da srotolare. Parla in modo divertentissimo di un po' di tutto. Grazie a una bella scrittura briosa e personaggi surreali, Woody riesce a metterci davanti ad almeno due aspetti: l'uomo comune (e il luogo comune) e quella questione strana che è la fama (e anche il potere) e al sogno che Roma fa vivere ai suoi abitanti. Un po' tutti i personaggi sono attirati anche controvoglia dalla fama, dal mondo della notorietà o anche solo dal potere, dal far parte di una cerchia di persone che "contano" e guardano dall'alto questa Roma soleggiata.
Abbiamo l'architetto ammaliato dalla conturbante attricetta, il beccamorto tenore buttato sul palco sotto una doccia, la maestrina di paese con il mito dell'attore di filmacci made in Cinecittà, l'impiegato di fantozziana memoria alla prese con i giornalisti che lo inseguono per le vie di Roma. Una città dai mille volti che attira gente da tutto il mondo e in qualche modo fa vivere a tutti un sogno e dà a ognuno una specie di seconda possibilità (volenti o nolenti). E in fondo, qual è il sogno più bello di tutti se non l'amore? Dopotutto è anche il titolo del film e forse forse qualcosa c'entra. Tutti gli amori possibili: quello fatto di lussuria, quello solo sognato, quello per la famiglia, quello per i volti noti del cinema, quello per se stessi, quello che ci fa star bene.
A Woody si riesce a perdonare anche l'utilizzo di stereotipi e luoghi comuni. Anche gli accenti italiani tutti mischiati sono accettabili in un film del genere, perché funziona fin troppo bene e ti riga il volto con i lacrimoni del divertimento.
Voto: 8
Davide Mazzocchi



Nessun commento:
Posta un commento