Il Grande Gatsby


Tutto comincia con la notizia, ormai più di un anno fa: "Lo sai che fanno il grande Gatsby al cinema?" Lì per lì la cosa non mi ha sconvolto, sono andato a vedere il cast e ho deciso che questo film avrebbe avuto delle serie possibilità di piacermi. Poi è arrivato il trailer. È stato quello a sconvolgermi. Non tanto la zebra nella piscina, quella fa parte dell'esagerazione, mi hanno sconvolto la luce verde ammiccante, di là dalla baia e soprattutto il manifesto dell'uomo con gli occhiali.

Riuscite a capire la grandezza del gesto? Quella è stata una dichiarazione di intenti mica da ridere. Il regista stava parlando con me, con fare beffardo: "Guarda, ho preso uno dei tuoi libri preferiti e ci ho fatto un film. Guarda cosa ti metto nel trailer." Avrebbe potuto mettere di tutto, perché quindi mostrare quei due elementi? Per sfidarmi, ecco perché. Ho contato i giorni, le ore e gli attimi che mi separavano da Natale, prima data d'uscita del film, ma ecco che al posto di Gatsby mi tocca vedere un hobbit che vaneggia. Un duro colpo, lo ammetto, incassato con dignità e contegno. Mi sono limitato a imprecare per qualche ora e a piangere per pochi minuti. Trascorrono mesi senza senso quanto i film proposti in sala, ma finalmente arriva il giorno.

Di solito la evito, ma per questo film la prima visione mi sembra azzeccata. Mi accaparro un posto laterale in terza fila e mi gusto il film in diagonale. Il regista ammicca ancora e mi dà il benvenuto con queste parole:
Negli anni più vulnerabili della giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non mi è mai più uscito di mente. "Quando ti vien voglia di criticare qualcuno" mi disse "ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu".
Non c'è bisogno di altro: ho capito. Questo, semplicemente non è un film e non va guardato come tale, questo è un tributo. Se non avete letto il libro guarderete il film senza poterlo realmente assaporare, perché il film da solo non vuol dire assolutamente nulla. Serve aver amato le parole di Fitzgerald che descrive la purezza di un sogno e la tragedia della sua distruzione. Senza queste parole, le immagini non servono a nulla e il regista questo lo sa. Infatti si mette da parte e si inginocchia come se fosse al cospetto di un dio. Tutto è perfetto proprio perché nulla è stato cambiato (ok, qualcosina, marginalmente). L'aver colto tutti i significati del libro è stato un gran colpo. A cui si aggiunge la sorpresa di vedere le terribili parole del finale danzare sullo schermo luminose e leggere. In quel momento, lo confesso, mi sono commosso.

Grazie Baz, davvero, per non aver fatto a pezzi questo libro.

Voto: 8
Davide Mazzocchi

1 commento: