Diaz, don't clean up this blood

Facciamo un attimo pausa con i supereroi americani e torniamo in Italia. Altro luogo, altro tempo: Genova, luglio 2001. Inutile che stia qui a raccontare i fatti del G8, qualcosa in giro si trova e questo film mostra cosa è successo all'interno della scuola la notte di sabato 21. Tanto per essere chiaro, a me Diaz non è piaciuto per niente, sì mi ha colpito, mi ha sconvolto, ha svolto una funzione precisa, ma assolutamente piacermi, beh, quello no.

Non esiste narrazione. Non c'è l'ombra di una trama, non ci sono i personaggi: ci sono pupazzi di carne che alternativamente menano il manganello o sanguinano. Non c'è pathos, non ci si identifica con nessuno, non c'è indagine, non c'è approfondimento. È asettico come un documentario, solo che al posto del leone che mangia la zebra, è presente un esercito in divisa blu che massacra a piacere chi si trova lì anche per caso. Il nonno che dice al poliziotto "Così non si fa" è quasi patetico se non fosse seguito dal pestaggio generalizzato. Sono due ore di pestaggio. Dopo la prima mi viene quasi in mente La Passione di Cristo (altro film che non posso assolutamente concepire). Diaz non indaga, non documenta, non narra: mostra.

Mostra la brutalità e la bassezza umana, mette a nudo la bruttezza delle azioni compiute, denuncia. Colma un vuoto che doveva essere riempito in qualche modo affinché una cosa del genere non si verifichi più. Perché è quasi un insulto pensare che ci sia gente così al mondo e parlo chiaramente dei massacratori che non contenti si fabbricano anche un alibi, delle prove e si assolvono agli occhi di tutti dopo aver commesso una porcheria degna di un regime e non di una democrazia. È questo che fa Diaz, sputa in faccia a queste bestie assetate di sangue e violenza. E questo lo fa bene: sarà un documento che rimarrà, forte e brutto come una cicatrice sul volto di una bella ragazza, qualcosa di cui vergognarsi. È questo il suo scopo, lasciare un segno indelebile.

Voto: 6
Davide Mazzocchi

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