Pollo alle Prugne

In una settimana povera di film quanto meno interessanti, questo Pollo alle Prugne è un fulmine a ciel sereno. Certo, la regista la conoscevamo già: si tratta di quella Marjane Satrapi che ha scritto Persepolis (fumetto), diretto l'omonimo film e adesso ha sfornato questo Pollo alle Prugne dal gusto amarissimo. Una bella riconferma, la dimostrazione che si può scrivere una storia anche banale ma renderla meravigliosa solo grazie alla narrazione.

La storia, in due righe, narra la vicenda di Nasser Ali, violinista eccelso che dopo un litigio con la moglie (che non ama) decide di lasciarsi morire, avendo visto il suo violino distrutto da una scatto d'ira della consorte. Otto giorni è la durata totale del trapasso, durante i quali ha la possibilità di ragionare, sprofondare nei ricordi e nella noia, nella disperazione, nella follia. Ricordi che parlano di una storia d'amore molto più grande e intensa che, nonostante la fine tragica, gli ha regalato l'arte e ha esaltato la sua musica.

Poi di mezzo c'è anche l'angelo della morte, i figli, la madre, il luttto, una fiaba persiana (resa con animazione in 2D, ma d'altronde proprio il film inizia con la versione persiana del "C'era una volta"). Non è tanto il fatto in sè quanto la resa. La parte tecnica del film è notevolissima e forse è la cosa che stupisce di più in assoluto una volta usciti dalla sala e tornati all'ingresso sotto i cartelloni di American Pie (sì, è polemica). È un turbine di personaggi, suoni, colori e musica. Un'ottima miscela che riesce a condire alla perfezione una storia d'amore tanto tenera quanto tragica.

Voto: 8
Davide Mazzocchi

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