Faust

La ricerca esasperata di qualcosa, dell'anima, o forse soltanto del senso stesso della vita muove Faust per tutta la durata di questo lungometraggio. Lo porta a passare una vita da segregato, preda dei suoi stessi studi, altissimi, di filosofia, teologia e medicina. A rovistare dentro a cadaveri marcescenti, a vivere una vita di stenti e privazioni, a pianificare il proprio suicidio con la tanto famosa cicuta fino ad essere salvato dal diavolo in persona. Costui, sotto le mentite spoglie di una sorta di usuraio, accompagnerà Faust alla scoperta di quello che significa veramente vivere. Gli mostrerà moltissimi lati dell'animo umano e lo spingerà a compiere i gesti estremi di uccidere un uomo e amare una donna. Il diavolo, questo essere goffo e asessuato, porterà Faust alla morte e nel frattempo alla pienezza della conoscenza simboleggiata fin troppo bene nelle ultime scene dal geyser sulle montagne. Davanti a questo traguardo, Faust non può che gioire e abbracciare la sua fine ridendo.

Anche lo spettatore è sollevato dalla risata di Faust, dato che ha passato tutta la durata del film, attanagliato dalla sua stessa inquietudine. Il regista riesce magistralmente a trasmettere allo spettatore tutta la pienezza delle sensazioni del protagonista. Chi guarda viene travolto dal punto di vista emotivo, intellettuale e soprattutto fisico. E quella fisica è la sensazioni più strana che si possa provare. È convogliata verso la sala con il continuo sfregarsi dei corpi dei personaggi. La pellicola è popolata da gente che si ammassa, si struscia, si colpisce, si annusa. È una sensazione soffocante che viene meno solo nel finale. La parte intellettuale è messa a dura prova dai dialoghi densissimi, o meglio dal dialogo tra il diavolo e Faust. Un dialogo punteggiato dalle scene di corteggiamento della giovane Margaret. Domanda su domande, la ricerca nella profondità dell'animo umano, il travaglio di Faust tutto tradotto in parole, un fiume di parole dal taglio quasi teatrale che fin da subito investe lo spettatore. E il livello emotivo, messo così a dura prova dalla fotografia. Il quadrato che fa da cornice al film è soffocante e convoglia quel senso di claustrofobia che nemmeno i paesaggi del finale riescono ad allentare. I colori sono morti, non c'è il minimo calore (solo nella scena d'amore c'è una luce gialla che porta speranza e conforto). Ad aumentare il senso di disagio abbiamo anche l'utilizzo di orizzonti storti e inquadrature con prospettive deformi, come se lo spettatore stesse guardando il film da sotto il pelo dell'acqua della pozza che accoglie i due innamorati.

In breve: la ricerca del senso della vita, dell'amore e della felicità tradotti in un film amarissimo tecnicamente perfetto.

Voto: 8,5
Davide Mazzocchi

Regia: Aleksandr Sokurov
Script: Aleksandr Sokurov, Marina Koreneva
Attori: Johannes Zeiler, Anton Adasinsky e Isolda Dychauk

Trama: Il Dott. Faust è un uomo tormentato che lavora nel suo studio sporco, che somiglia più ad una bettola che non ad un laboratorio di ricerca scientifica. L’incontro con il demonio, che prende le forme di un abominevole vecchio, ed il desiderio che nutre di possedere la giovane Margherita, lo porteranno ad intraprendere un viaggio attraverso il senso stesso dell’esistenza. Il protagonista diventa così un pensatore e un anarchico, un farabutto e un sognatore che desidera spingersi oltre, anche al di là del concetto stesso di “tentazione”.

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