The Iron Lady

Una persona preda dei propri ricordi può sembrare patetica, ma una persona privata del suo passato non è nulla. Maggie non fa differenza. La figlia del droghiere, il primo ministro della Gran Bretagna, la moglie, la madre, la donna, la figlia, la laureata a Oxford. Nessuna di queste persone può esistere separata dai propri ricordi. Anche quando gli stessi ricordi si ripresentano con la forza dirompente delle allucinazioni che soltanto i farmaci possono ormai tenere a bada. Persone morte, un tempo amate, che tornano a parlare con Maggie nelle ore più buie della notte. Volti carichi di adorazione, stima, odio, invidia, disprezzo. Baci teneri e passi di danza. Un concerto. Tutta materia dei ricordi di Maggie. Della Maggie ormai senile e piegata dalla malattia che un tempo ha ricoperto il ruolo di nocchiere esperto della Gran Bretagna. La dolce Maggie che ama teneramente i suoi figli e che si guadagna il nomignolo Lady di ferro. Maggie che assiste al lento suicidio di militanti dell'IRA, che dichiara guerra all'Argentina e che piange commossa per la dichiarazione d'amore di Dennis. Un groviglio di ricordi e situazioni che cozzano una contro l'altra. Un miscuglio di tempi e di luoghi tenuti in equilibrio su quell'unico punto: Maggie, sempre e solo Maggie.

È un turbine di immagini e generi, questo lungometraggio (arrivato in tempo per il periodo dei film biografici). Tutta la sceneggiatura è un turbine, così come lo è la sua realizzazione. Immagini di repertorio non sfigurano affiancate alle scene del film (piccola perla la scena dell'insediamento al 10 di Downing Street). I tre tempi narrativi si intrecciano in modo piacevole legati per benino dall'ovvio filo conduttore che ci mostra Maggie giovane, matura e anziana. Il dramma balla il valzer con la commedia e i siparietti del marito morto sono piacevoli segni di punteggiatura durante il racconto. Il privato, l'intimo non risulta avulso dal personaggio pubblico, anzi contribuisce a dare la sensazione di interezza.

Anche se la mano viene calcata pesantemente sulla figura umana, la regista ci mostra le gesta più famose di questo primo ministro così inflessibile che arriva, in una delle fotografie finali, ad assomigliare a una specie di divinità pagana nel suo tempio disadorno, abbandonato e prossimo allo sfacelo. Tutto attraverso la meraviglia dell'interpretazione di Maryl Streep che conferma capacità eccezionali nel dar vita a qualunque tipo di personaggio anche solo accentuando un po' l'asimmetria del sorriso di una donna che ha lottato tutta una vita.

Voto: 8
Davide Mazzocchi

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